Nel 1344 Zaccaria Carbone, ricco e pio abitante di Gerace, sotto il vescovato del celebre Barlaam II di Seminara, volle fondare nella zona delle “Bombarde” (la spianata che si susseguiva lungo le mura di cinta utilizzate per collocare i cannoni a difesa della città) un monastero di clausura dedicato a Sant’Anna.
Imponente e affascinante, esso rappresenta una compiuta testimonianza di architettura religiosa e ancora oggi, pur nel trascorrere dei secoli e nel mutamento della destinazione, fa venire alla mente del visitatore le atmosfere raccontate da Enrichetta Caracciolo di Forino nel suo libro “Memorie di un chiostro napoletano”. Il vescovo Mattei nel 1618 ordinò alle suore ad abbandonare il rito greco per adottare quello latino, secondo le regole agostiniane, sempre nell’ambito della clausura. Il monastero nell’Ottocento fu sede di educandato per le ragazze di tutto il circondario. Con l’Unità d’Italia, il Comune concesse il locale alle suore Immacolatine per farne un laboratorio dedicato alla formazione delle fanciulle, finché non fu dato in concessione all’Opera Nazionale del Mezzogiorno d’Italia per affidarlo poi alle Suore della Divina Providenza fino al 2022. Dal 1970 al 1993 il monastero è stato adibito a ospedale di lungodegenza. Oggi è una struttura ricettiva. Sia di giorno che di notte, dall’attico si gode di un panorama tra i più belli della Calabria.
Del complesso monastico fa parte l’omonima chiesa ad unica navata, la cui facciata risale alla fine del XVIII secolo. Sull’altare maggiore è posizionata una pala d’altare rappresentante Il trionfo di Sant’Anna, opera di artista meridionale del primo Seicento. Ai due lati dell’altare vi sono due statue in marmo. Quella di destra rappresenta S. Giovanni Battista (seconda metà del XVII secolo), quella a sinistra (attribuita a Lorenzo Calamech, XVI secolo) proviene dalla chiesa di S. Francesco e raffigura S. Maria de Jesu.