La facciata frontale tripartita, termina a cuspide ed è preceduta da una gradinata. Appena entrati si resta incantati dalla maestosità, seppur nella sua modesta dimensione, conferita dalla ricchezza ornamentale e dal soffitto a cassettoni in legno. Anticamente il culto era praticato nella chiesa di Monserrato detta anche “Carmine Vecchio” e per un breve periodo in quella più vicina di S. Nicola Camobrecone, chiamata ancora oggi “Carminellu”. Nella chiesa è attiva una delle confraternite più antiche di Gerace, regolata da uno Statuto del 1777. Le suppellettili sacre più preziose sono: l’ostensorio in argento del 1779; una pisside ed un altro calce del XIX secolo; una pisside in oro massiccio del XX secolo; le corone del XIX secolo e quelle modellate da Gerardo Sacco. Vi sono elementi sacri risalenti al XVIII e del XIX secolo, tra cui un prezioso piviale di manifattura locale (lampasso broccato con stolone broccatello in ginestra e lino) di fine sec. XV (è il parato più antico della città). Sull’altare maggiore è posta la venerata statua della Madonna del Carmine, con un insolito manto stellato, fatta scolpire nel 1750 dal canonico Mazzaferro. Ogni anno in luglio, durante i festeggiamenti si svolgeva una caratteristica ed antica fiera del bestiame. Il valore spirituale conferito dai fedeli alla Madonna è tra i più profondi. In passato, nei giorni di festa, arrivavano anche dai paesi vicini le “verginelle”. Queste erano bambine ex-voto che cantavano in processione: “Si Maria non havia lu mantu eramu persi tutti quanti” ed altre melodie suggestive.